P.Ind. Massimo Alberti
SPUNTI DI RIFLESSIONE
SPUNTI DI RIFLESSIONE
LA COMPETIZIONE
In questa sezione desidero offrire spunti di riflessione su un tema a me caro perché asse portante della mia vita, la competizione sia in ambito sportivo che aziendale.
La competizione è legge naturale che crea la selezione. La legge naturale che governa il mondo quando espressa al massimo livello è ben definita con la locuzione latina "mors tua vita mea" dove l'elemento su cui si basa il successo è la vita e l'insuccesso la morte. Ovviamente entrano in gioco anche la fortuna e la sfortuna elementi questi che possono solo essere ridotti al minimo incomprimibile in funzione del livello di propensione al rischio e della capacità della sua gestione. Il rischio è insito sempre e comunque e anche dove riteniamo non esserci rischio in realtà è a un livello che sentiamo istintivamente irrisorio. Fortunatamente in ambito sportivo l'obbiettivo è la vittoria che in una classifica generale può toccare solo un atleta o una squadra mentre dal punto di vista del podio tutti gli altri con una filosofia assolutista feroce che personalmente non sposo risulterebbero sconfitti. Tutti gli "sconfitti" in realtà con una filosofia relativista necessariamente non lo sono e andrebbe fatta un'analisi per ognuno di essi. Si scoprirebbe ad esempio che un atleta che nella classifica generale veleggiava intorno alla 30ma posizione arrivando 10mo ha ottenuto una vittoria personale frutto di sacrifici e impegno. In ambito economico il risultato lo si evince dal bilancio in utile piuttosto che in perdita ed in questo caso può esserlo fino all'estrema conseguenza della cessazione della attività o peggio ancora il fallimento.
Nel competere tutta la vita su entrambe le strade quella sportiva e quella aziendale mi sono reso conto di come l'uomo calato nella realtà delle dinamiche aziendali perde più spesso di quel che si possa immaginare le logiche tutto sommato semplici che regolano il miglioramento delle performance sportive. La prima in assoluto è la semplicità in ogni aspetto dal gesto motorio all'approccio mentale rivolti alla gestione delle proprie performance psicofisiche e queste a loro volta rivolte nel modo appropriato per arrivare nelle migliori condizioni possibile al momento della verità, la competizione. Sono molti i fattori che spesso subentrano nelle dinamiche aziendali portandole a complicare invece che semplificare. A volte le complicazioni nascono da elementi speculativi che si subiscono senza rendersene conto. Costruire la semplicità non crea business tanto quanto la complicazione.
Il miglioramento delle performances sportive ma di qualsiasi altra attività proviene dall'efficacia, efficienza oltre all'economicità questa non intesa solo in termini monetari. Se si vuole migliorare il risultato occorre lavorare in primis molto su se stessi e poi lavorare molto in seno ad un team se si tratta di attività di squadra. La classifica emerge dal confronto con il mondo circostante del medesimo sport o settore economico in cui si opera. Gli avversari non sono solo dei simili che perseguono nel medesimo campo gli stessi nostri obbiettivi ma anche variabili che agiscono in una certa misura nell'area della imprevedibilità e cioè "incalcolabili". Steven Levitt, americano considerato economista eretico autore del libro "Freakonomics Il calcolo dell'incalcolabile", affronta l'incalcolabile con filosofia molto attinente a quell'incalcolabile che ha determinato naufragi sin da quando l'uomo cominciò a navigare per mari e oceani. Quell'incalcolabile che sacrificando vite ha invece insegnato a calcolare.
Le migliori regole provengono che piacciano o meno da quelle condizioni dove la posta in gioco è la vita come ad esempio la guerra con armi convenzionali e lo sport estremo. La differenza tra i due è che nel caso della guerra convenzionale in linea di massima ci si trova nella situazione senza averlo deciso mentre nello sport estremo a cui mi dedicai in una fase della mia vita sportiva è una scelta consapevole. Non sto di certo proponendo di sfidare situazioni che mettono in pericolo la vita ma con il ragionamento logico si possono comprendere le dinamiche che offrono le maggiori probabilità di successo. Provenendo da una vita sportiva affrontata in discipline estreme proseguii con successo nelle sfide in carriera con ruoli di responsabilità strategica e il destino ha voluto soddisfare un mio sogno sin da ragazzino di diventare un navigatore alla scoperta del mare e dell'oceano al punto tale da diventare un professionista. Nulla come lo yachting in mare soprattutto nelle rotte lunghe di più giorni, settimane, mesi insegna tutto, incarna tutte le dinamiche che entrano in gioco nella gestione aziendale.
Nelle aziende si vive oramai di inglesismi che appaiono come le formule magiche per ottenere il successo : la sfida (challenge), la missione (mission), la zona di comfort (comfort zone), orientamento (orienteering), affiancamento (coaching), costruzione della squadra (team building), risolvere problemi (problem solving), capacità di guidare (leadership), capacità decisionale (decision maker) e così via e tutto questo lo si vive nella gestione della navigazione di uno yacht soprattutto se a vela.
Non è un caso che sin dall'antichità gli aforismi che sintetizzano l'essenza della nostra vita terrena provengono dalla navigazione in mare. Basti pensare all'aforisma su tutti che dice "siamo tutti sulla stessa barca" ad indicare che il comportamento di ognuno determina il destino degli altri, ma esistono tantissimi altri aforismi sul tema e che ognuno può facilmente cercare sul web.
Sono attratto soprattutto dagli imprenditori ancora affascinati più dalle capacità dell'uomo e convinti che nessuna tecnologia può eguagliarlo.
Quando un robot dotato di AI arriverà per esempio a tagliare il traguardo di uno slalom o discesa libera prima di un qualsiasi maestro di sci di qualsiasi età quel giorno sarà forse giusto valutare se mettere nelle mani della AI ogni postazione di lavoro e le sorti della propria azienda.